Ame no tori fune undo, l’esercizio di “remo celeste”. Grazie Attila Szabo per la traduzione.
Gli esercizi come il shinkokyu o tori fune undo perdono una parte del loro senso, se non conosciamo il fondo della loro origine, il come preciso delle tecniche e le loro ragioni. Nei capoversi seguenti cerco di presentare dettagliatamente questi due esercizi.
L’aikitaiso purtroppo viene scambiato da molti per la ginnastica di scuola, ma sono molto diversi. L’aikitaiso è un’occasione speciale per studiare durante i movimenti come si comporta il nostro corpo, il sospiro e come interagiamo con il mondo che ci circonda. L’ordine degli esercizi non è causale, si deve fare sempre in ordine, in direzione e con un’intensità detarminata, e con un determinato numero di ripetizione. Per questo è importante capire la ripetizione dei movimenti. L’aikitaiso prima focalizza agli esercizi mentali e di respirazione, poi vengono la percezione e la preparazione del corpo, e alla fine vengono la dinamica ed il portamento. Il shinkokyu ed il tori fune undo sono esercizi del primo terzo.
Ogni allenamento comincia con una presa d’aria. Dal mondo che ci circonda la prima volta veniamo in contatto con l’aria. Il nostro stato fisico e sentimentale influisce il ritmo e la profondità del respiro. Durante l’allenamento fisico e prima di quello il nostro scopo è di controllare il respiro, tranquilizzare il corpo e l’anima. È molto importante che il nostro movimento ed il respiro si adattino, siano in armonia. È importante che il respiro sia profondo e che passi abbastanza tempo nel polmone. L’aspirazione sia breve e deciso, invece l’espirazione – anche in più grado – aiuti il movimento. Per l’armonia del movimento ed il respiro è un buono esempio il kiai. Il momento di un atemi è così breve che l’espirazione che ci appartiene deve essere come un’esplosione. Il respiro, anzi il respiro giusto è una parte molto importante dell’allenamento giusto e la tecnica giusta.
L’aikitaiso viene cominciato con l’esercizio “respiro profondo” shinkokyu (con traduzione ruda significa “aspirare l’anima”). Il shinkokyu lo facciamo stando. Cominciamo con una breve meditazione, mentre la nostra palma sinistra c’è nella destra, e teniamo le mani davanti al hara. Poi lentamente aspiriamo con il naso profondamente, in modo che l’aria riempisce prima la parte bassa, poi la parte superiore del polmone, nel frattempo aiutando l’aspirazione eleviamo le mani sopra la testa con le dita verso il celo. Tenendo l’aria dentro abbassiamo le mani con il gomito teso all’orizzontale, poi quattro volte le apriamo a grado di 180 e quando le chiudiamo espiriamo un quarto ed applaudiamo. Dopo l’intera espirazione aspiriamo allo stesso modo, poi espiriamo e chiudiamo l’esercizio con una breve meditazione.
Dopo il shinkokyu continuiamo l’aikitaiso con l’ame no tori fune undo o brevemente toriune.
Nel Shinto i nomi degli dei (la spiegazione del concetto del kami sarebbe molto difficile qui, cioè per comodità ogni volta scrivo “dio” invece di “kami”) cominciano spesso con il primo elemento “celeste”, cioè “ame no”. Il primo elemento qui fa riferimento che la chiave per capire l’intero esercizio sta nel Shinto, o meglio dire nel Oomotokyo. Possiamo supporre che per Ueshiba Osensei questo esercizio era più una preghiera attiva che un riscaldamento ginnastico. (Tuttavia penso che sebbene il riconoscimento di questo aiuti a capire cosa facciamo, perché e perché così, non sia necessario credere nelle dottrine di quella fede.)
All’Aikido piace tradizionalmente dividere le cose in tre parti. Alleniamo con tre “armi”: a mano nuda (aikitai), con il jo (aikijo) e con il boken (aikiken); oppure con tre ritmi: jo, ha, kyu; in tre posizioni: suwari, hanmi hantachi e tachi waza ecc. Durante l’allenamento spesso si realizza questa divisione in tre, anche nell’esercizio del remo.
Le tre unità del ame no tori fune undo sono l’Amenominakanushi, il Kunitokotachi e l’Amaterasu, tra cui facciamo un esercizio che lega, il furi tama. I nomi sono nomi di tre dei dal Shinto che sono rispettati dal Oomotokyo. Con la scelta dei nomi il profondamente religioso Osensei ha aggiunto una certa spiegazione agli esercizi per quelli che conoscono la retroscena religiosa.
Ame no minakanushi no kami
Amenominakanushi è il primo dio nel Shinto secondo il Kojiki. Apparisce nel cielo, quando il cielo e la terra si dividono, come il dio unico, „kami solitario” (hitorigami). È uno degli zóka sanshin (i tre kami della Creazione) e degli cinque kotoamatsukami (dei celesti isolati), dei primi dei del Kojiki. Nel Giappone del medioevo Amenominakanushi capitò al posto sempre più alto nel panteon shinto, come il dio delle sette stelle (queste formano il Carro) della costellazione Orsa Maggiore (Ursa Maior). Nell’epoca primo-Meiji diventò uno degli dei principali delle sette shinto (yoha shinto) e dei templi. Durante il shinbutsu bunri (la divisione delle religioni shintoista e buddista in Giappone) al posto del dio della stella polare, Myoken, in molti santuari capitò Amenominakanushi.
Il primo esercizio del tori fune parte da posizione posteriore, il piede sinistro si trova più avanti, ma non è teso completamente, le braccia dietro e sotto il fianco leggermente indicano giù, le dita sono chiuse, ma non si tendono, le spalle sono perpendicolari al senso di marcia, il corpo pesa sul piede posteriore, sul destro, che è un po’ piegato anche. Poi il piede posteriore si tende al suolo e lancia avanti il corpo, in modo che durante questo non si alza né alcun piede né alcun tacco, così il fianco si muove avanti, fino che la gamba che si trova avanti non sia verticale. Così giungiamo la posizione anteriore, dove le braccia e le dita sono tese avanti, la spalla e così il corpo intero sta girando in profilo. Oltre al verticale, quando il ginocchio capita davanti al piede, non ci si può piegare, perché si perde la stabilità. Con il moto secondo torniamo alla posizione originaria, ecetto le mani, che chiudono al fianco, e poi da lì tornano alla posizione originaria. Lo stare semiprofilo della posizione prima corrisponde allo stare di base semiprofilo di Yagyu Shinkage ryu studiato anche da Osensei.
Il primo esercizio va in ritmo jo, si fanno i movimenti “dell’andata e di ritorno” lentamente, staticamente e in due parti. Insieme al ritmo dell’esercizio, con l’intero respiro pronunciamo le vocali O – I E I. Il respiro e la pronuncia delle vocali li facciamo con l’intero corpo, “dallo stomaco”. La vocale O la pronunciamo “all andata”, invece le vocali I E I le pronunciamo “al ritorno”.
Se all’esercizio aggiungiamo i riferimenti mitologici, possiamo dire che in questo esercizio dal nulla, dal passato, dal non-allenamento simbolicamente remiamo al presente.
Tra i tre elementi del tori fune facciamo il furi tama. Il furi tama è “la scossa dell’anima”. Stiamo a gambe aperte divaricate che è largo come la spalle, con busto rilassato, e pendendo intrecciamo le mani davanti al seika tanden, in modo che la palma destra c’è sotto e la sinistra c’è sopra, poi con le mani intrecciate disegniamo piccoli cerchi, in modo che al sesto superiore dei cerchi le mani ci si avvicinano, e così facciamo vibrare tutto il nostro corpo. Il movimento vibrante sia così piccolo e rapido come è possibile. Il furi tama è una purificazione dell’anima, dissolvimento nella concentrazione, efettivamente la scossa dell’anima.
Kuni no tokotachi no kami
Kunitokotachi nel Shinto è „il padre delle terre”, uno degli dei primi ed astratti. Nel Kojiki apparisce poco dopo Amenominakanushi, come il primo membro delle sette generazioni degli dei dopo i kotoamatsukami. Secondo altre fonti Kunitokotachi fu il primo uomo sulla Terra. Per nominare l’esercizio, Osensei probabilmente pensò di lui come c’è scritto nel Kojiki.
Anche il secondo esercizio del tori fune parte da posizione posteriore, ora il piede destro si trova più avanti, ma non è teso completamente, le braccia sono al fianco, le dita sono all’orizzontale e sono chiuse, ma non si tendono, le spalle sono perpendicolari al senso di marcia, il corpo pesa sul piede posteriore, sul sinistro, che è un po’ piegato anche. Poi il piede posteriore si tende al suolo e lancia avanti il corpo, in modo che durante questo non si alza né alcun piede né alcun tacco, così il fianco si muove avanti, fino che la gamba che si trova avanti non sia verticale. Così giungiamo la posizione anteriore, dove le braccia e le dita sono tese avanti, la spalla e così il corpo intero sta girando in profilo, poi senza fermarci, facendo il moto continuamente torniamo alla posizione originaria.
Il secondo esercizio va in ritmo ha, in tempo medio, ed i movimenti “di andata e ritorno” si fanno come un’unità vera. Insieme al ritmo dell’esercizio, con l’intero respiro pronunciamo le vocali I E I – I E I. Il respiro e la pronuncia delle vocali li facciamo con l’intero corpo, “dallo stomaco”. Sia “all andata” che “al ritorno” pronunciamo le vocali I E I.
Se all’esercizio aggiungiamo i riferimenti mitologici, possiamo dire che in questo esercizio sentiamo il tempo, e capiamo il concetto del presente.
Alla fine dell’esercizio anche qui facciamo il furi tama in modo che abbiamo fatto prima.
Amaterasu ómikami
Amaterasu è il dio del Sole, che è importantissimo nella cultura giapponese, così è il dio principale nel Shinto, sovrano del luogo dove abitano gli dei (takamanohara). È il primo figlio di Izanagi (settima generazione degli dei, lui è il primo dio i cui fatti racconta dettagliatamente il Kojiki). Secondo il Kojiki Amaterasu nacque quando Izanagi dopo una visita nel Tartaro fece un misogi, e si lavò l’occhio sinistro. Secondo la leggenda la famiglia imperiale di Giappone è discendente di Amaterasu.
Anche il terzo esercizio del tori fune parte da posizione posteriore, di nuovo il piede sinistro si trova più avanti, ma non è teso completamente, le braccia ci sono un po’ davanti e sopra il fianco, le spalle sono perpendicolari al senso di marcia, il corpo pesa sul piede posteriore, sul destro, che è un po’ piegato anche. Poi il piede posteriore si tende al suolo e lancia avanti il corpo, in modo che durante questo non si alza né alcun piede né alcun tacco, così il fianco si muove avanti, fino che la gamba che si trova avanti non sia verticale. Così giungiamo la posizione anteriore, dove le braccia e le dita sono tese avanti, la spalla e così il corpo intero sta girando in profilo, poi senza fermarci, facendo il moto continuamente torniamo alla posizione originaria, e continuiamo senza fermarci i moti d’avanti e d’indietro, in un’unità vera.
Il terzo esercizio va in ritmo kyu, che è un grande cambiamento rispetto ai precedenti. Ora si fa l’esercizio in tempo reale, cioè nel più veloce, e per questo il moto veloce quasi butta le mani avanti, perché il breve moto del centro sarà più veloce del lungo moto degli arti. Insieme al ritmo dell’esercizio, con l’intero respiro pronunciamo le vocali Tsa – I E I. Il respiro e la pronuncia delle vocali li facciamo con l’intero corpo, “dallo stomaco”. La vocale Tsa la pronunciamo “all andata”, invece le vocali I E I le pronunciamo “al ritorno”. L’Amaterasu lo facciamo con un solo respiro.
Il ritmo kyu è più veloce che il jo ed il ha, va la pena fare grande attenzione per questo.
Se all’esercizio aggiungiamo i riferimenti mitologici, possiamo dire che in questo esercizio sentiamo la forza del momento e la continuità dell’energia. O possiamo dire che qui possiamo far esperienza dell’esistenza delle particelle e delle onde insieme.
Alla fine dell’esercizio anche qui facciamo il furi tama in modo che abbiamo fatto prima.
Dopo l’ultimo movimento del terzo furi tama tenendo la posizione della mano, in modo che conosciamo dal shinkokyu lentamente aspiriamo con il naso profondamente, nel frattempo aiutando l’aspirazione eleviamo le mani sopra la testa con le dita verso il celo. Tenendo l’aria dentro abbassiamo le mani con il gomito teso all’orizzontale, poi quattro volte le apriamo a grado di 180 e quando le chiudiamo espiriamo un quarto ed applaudiamo. Dopo l’intera espirazione, elevando le mani aspiriamo di nuovo, e alla cima intrecciamo le dita in modo che le dita ci siano dentro la palma, e poi facciamo il kiai. Dopo il kiai le mani sono intrecciate davanti al seika tanden. Poi durante un aspirazione lenta portiamo le mani un po’ dietro il piano del fianco, rovesciando anche le spalle, aiutando così l’aspirazione profondissima, poi durante l’espirazione chiudiamo le mani in centro, in modo che le schiene delle mani si tocchino, mentre anche le spalle volgono verso dentro. Questo esercizio lo facciamo tre volte. Dopo i tre respiri profondi eleviamo le mani, e dal polso tagliamo piccoli velocemente, quasi scuotiamo le mani, poi abbassandole continuiamo la scossa.
Questa è la prima parte dell’aikitaiso.

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